Chi di voi è la forchetta?

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Gender? Fin da piccoli ci hanno insegnato che tutto ha un ruolo. Le forchette, i coltelli; solo i cucchiai forse sono neutri. Le forchette sarebbero femminili, i coltelli maschili. Le forchette infilzano, i coltelli tagliano. Al coltello pensiamo a un uomo; alla forchetta pensiamo a una donna, la cucina, la casa, le nuove ricette. E’ così, è dentro di noi. Ma in realtà se si guarda bene tutto questo non conta.
Chi di voi non ha mai visto Billy Elliot? La storia vera di un ragazzino che a 10 anni si accorge di non voler essere un pugile e vuole diventare un bravo ballerino. Ebbene ci riesce, tra mille sotterfugi, nascondendo le lezioni di danza ai genitori, ma lui ci riesce.
Perché la verità è che per quanto possiamo indirizzare, per quanto possiamo spingere, per quanto ancora siamo affetti da quelli che credono che una donna debba fare le magistrali, e un uomo il liceo scientifico, ci sarà sempre una parte di noi che tenterà di emergere e fino a che non ci riuscirà, quella parte spingerà, si creerà un varco per poter uscire dall’altra parte, fino a vedere la luce del sole.
E questo non vuol dire essere gay, essere lesbiche, essere trans, essere etero. Vuol dire essere quello che si è. Scegliere che la tua vita debba andare in una direzione anziché in un’altra.
Ma è sempre stato così. Solo che adesso siccome è scoppiato il caso gender, allora sono tutti scandalizzati perché gli strumenti per gestire queste teorie sono davvero pochi e chi ce li ha non viene capito, ascoltato, compreso.
Nella legge della riforma scolastica non si parla mai di gender, anzi è una legge che richiama a una norma che va contro la violenza sessuale, contro la pedofilia. E chi ha temuto che nelle classi dei propri figli ci possano essere da quest’anno masturbazioni in aula o altre pratiche oscene in pubblico, sappia che ha commesso un grosso errore, perché credo, da donna e da giornalista, che mai nessuno in Italia, si sognerebbe di entrare in un’aula con dei piccoli bambini e dire loro: “Calatevi i pantaloni e masturbatevi”, a meno che uno non sia spostato mentalmente, ma allora qui è un altro discorso.
E allora, abbiamo trovato il modo per indignarci su una cosa che non esiste.
L’unica cosa che esiste e su cui potremmo discutere è che quella legge richiama un regolamento che tutela l’identità di genere. Ora, dovremmo definire cos’è l’identità di genere.
Ebbene, l’identità di genere indica il genere in cui una persona si identifica. Cioè se si percepisce uomo, o se si percepisce donna. Ma questo, c’è sempre stato.
Facciamo un esempio: ho gli attributi femminili, allora sono una donna e questo è il sesso. Mi sento una donna e questa è la mia identità, gli altri mi vedono come una donna e questo il ruolo.
Ma per definire un ruolo, devo aver ben chiaro quali caratteristiche ha quel ruolo. E questo non significa limitare, circoscrivere dei comportamenti in quel genere anziché in un altro. Significa rendersi conto che la donna potrebbe avere degli istinti più materni e quindi dei comportamenti più delicati, più eleganti e che l’uomo invece ha questa carica da re della foresta. Ma non si vuole limitare in niente, anzi differenziando, si scoprono le differenze e le si valorizzano.
Perché fa sempre un certo effetto vedere Samantha Cristoforetti sullo spazio e Roberto Bolle che volteggia alla Scala.
E questo non perché ci siano delle devianze o delle deformazioni, ma perché fa parte di ognuno di noi, scoprire il nostro talento e giocare le carte per valorizzarlo al meglio.
Del resto Lady Oscar, era una bambina che venne educata come un uomo.
E questo non le impedì di innamorarsi del Conte Von Forsen.
Sbett

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