Martedì 27 dicembre 


Insomma per un attimo mi é venuta l’angoscia. Ok. Reset. Sono ferma in un bar a scrivere un pezzo.

A un certo punto entra una famiglia con un ragazzino. Lui avrà all’incirca otto anni.

Si siedono al tavolino accanto a me e la madre dopo un po’ esclama: “Hai visto? È una giornalista?”. Io alzo lo sguardo restando basita. Potrei fare qualsiasi altro tipo di mestiere, non ho nemmeno il giornale con me o il tablet oggi. Ho un computer sopra il tavolino, una penna, un taccuino e il mio caffè. Penso “ma da che cacchio lo capisci che sono una giornalista?” Oggi ho anche la mini. Allora comincio a scrutarmi. Mi scruto, cerco di sdoppiarmi, mi fingo seduta davanti a me e mi osservo. Mi sento normale, vestita normale, sguardo semi sveglio, attento quanto basta, scrivo con la destra anche se ero mancina, ho perfino ordinato un bicchiere d’acqua. Davvero non capisco. Il bambino mi osserva. Mi scruta, mi radia, da cima a piedi. Nei suoi occhi vedo “povera ma chi te lo ha fatto fare?”. Ormai é uno scontro tra me e lui. Poi lui tira fuori un blocchetto e comincia a scrivere. Un duello all’ultimo sangue. Dopo un po’ torno sul pianeta terra, mi guardo in giro e il locale si è riempito di mamme. Un ritrovo del gentil sesso che gusta l’ora del tè delle tre. Di quello delle quattro e pure di quello delle cinque. Un comarò costante e continuo.

Ecco proprio quello che volevo evitare.

Così prendo e vado via.

Ah dimenticavo. Saluto il futuro giornalista augurandogli buona fortuna.

#daisbetti

#lavorasbetti

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